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CO2, il potere della musica in carcere

Maestro Franco Mussida

La musica non ha confini né barriere, ha un potere intimo e risvegliante, capace di mettere nuovamente in luce il mondo degli affetti”. Con queste parole già si coglie l’importanza del progetto “C02- musica in carcere”. A parlarcene l’ideatore, il Maestro Franco Mussida, pietra miliare della musica italiana, chitarrista, compositore e fondatore della Premiata Forneria Marconi.

“Ho cominciato a lavorare con la musica in carcere nel 1987 a San Vittore, dove organizzavo corsi per ex tossicodipendenti.

CO2 nasce nel 2013, su sollecitazione dell’ex presidente della SIAE Gino Paoli. L’idea si basa su una precisa considerazione: la musica, a differenza di altre forme d’arte, non aveva ancora trovato spazio in carcere.

Ho, invece, immaginato che questo potesse accadere e che la musica potesse aiutare le persone detenute a recuperare la propria intimità e vita interiore”.

Dopo tre anni di sperimentazione, che ha coinvolto circa un centinaio di detenuti in 4 gruppi di lavoro in altrettanti carceri, il progetto è diventato effettivo, coinvolgendo, nel Dicembre 2016, ben 12 istituti del territorio nazionale.

Logo CO2

CO2 si sviluppa mettendo a disposizione dei detenuti speciali audioteche, contenenti brani di sola musica strumentale divisi non più per generi, ma per grandi stati d’animo prevalenti”. Si tratta, quindi, di un approccio artistico perfettamente integrato con quello psicologico. I brani sono “suggeriti” da musicisti che mettono a disposizione la loro sensibilità musicale. Ciascun brano viene associato allo stato d’animo, al sentimento che chi suggerisce ha provato ascoltandolo. Ogni brano è quindi catalogato con: Nome di chi suggerisce, Titolo, Autore, Formazione che lo esegue, Area di genere a cui appartiene e stato d’animo prevalente. Gli stati d’animo in cui è divisa l’audioteca sono 9 principali, e 18 relativi per un totale di 27.

I detenuti possono ascoltare la musica e alcuni di loro, che chiamiamo custodi, sono impegnati nel riempire le audioteche assegnando i brani alle diverse aree emotive”. Il progetto è in nuova fase di espansione: basti pensare che a breve saranno inserite, con l’aiuto e il supporto del Ministero degli Esteri, le musiche di tutto il mondo per permettere ai carcerati di ascoltare i suoni di casa.

Attraverso il supporto musicale, infatti, tutte le etnie, pur cambiando i suoni, hanno una base comune”.
CO2 chiama in causa anche il popolo del web: chiunque può, infatti, grazie al sito http://www.co2musicaincarcere.it/ fare delle proposte musicali da aggiungere all’audioteca. Appare, evidente, come la musica in questo caso sia anche un ponte con l’esterno, con la vita fuori dall’istituto carcerario.

Il progetto, che è stato presentato con 12 tappe nei maggiori istituti italiani, offre ai detenuti un tempo artistico di qualità e un momento in cui possono ascoltare, non solo le note musicali, ma anche se stessi e le proprie emozioni. Al contempo, permette alla direzione carceraria di creare relazioni positive con i detenuti, per mezzo di un nuovo strumento trattamentale.

La musica ha il potere di stabilizzare l’umore, mettere ordine nel disastro emotivo che ogni detenuto si trova ad affrontare nella sua condizione di carcerato e favorisce, pertanto, una maggiore possibilità di reinserimento nella società”.

CO2, organizzato dal CPM Music Institute, è sovvenzionato da SIAE. Ha il patrocinio del Ministero della Giustizia e ha ottenuto la Medaglia del Presidente della Repubblica per l’anno 2017.

La cura di sé passa, quindi, attraverso l’immenso e “liberatorio” potere della musica e delle emozioni, abbattendo qualsiasi confine e collegandoci con il mondo, senza distinzione alcuna.

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Autore Nadia Pavoncelli

Appassionata di musica e filosofia.

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